Ultimo aggiornamento 12/02/2012  

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Sincronicità e sintropia

La presenza di fenomeni di finalizzazione e di inversione del principio di causa-effetto, evidenti in natura specie nel contrasto tra il comportamento della materia vivente e non vivente, ha trovato una possibile risposta in due teorie sviluppatesi nel  XX secolo separatamente l'una dall'altra ad opera di Carl Gustav Jung e Wofgang Pauli da un lato e Luigi Fantappiè dall'altro. Riportiamo di seguito gli elementi rilevanti di ciascuna delle due teorie.

Sincronicità

 

La sincronicità è un termine introdotto da Carl Jung nel 1950 per descrivere una connessione fra eventi, psichici o oggettivi, che avvengono in modo sincrono, cioè nello stesso tempo, e tra i quali non vi è una relazione di causa-effetto ma una evidente comunanza di significato. La sincronicità è relativa quindi alle "coincidenze significative".


Nel 1952 Jung e Pauli pubblicarono due saggi; nel volume Naturerklärung und Psyche: il saggio di Pauli applicava il concetto di archetipo alla costruzione delle teorie scientifiche di Keplero; il saggio di Jung era, invece, intitolato "Sincronicità come principio di nessi acausali", dove per la prima volta lo psicologo definisce la parola. Per sue stessa ammissione, si era limitato per venti anni fino allora ad accennarne solamente al concetto, perché riteneva di essere scientificamente impreparato. Nel saggio si tenta una analisi statistica di eventi acausali. Lo stesso Jung afferma, nel saggio, d'essere imbarazzato nei confronti della comunità scientifica per la indefinitezza del suo studio, ma tuttavia si sente pressato e giustificato dalle proprie esperienze personali che per lui sono da considerare evidenze empiriche e  fenomenologiche su cui é possibile  lavorare con metodo scientifico.

Sintropia

 

La sintropia è un principio simmetrico ed opposto a quello fisico di entropia. L’entropia teorizza e misura il degrado energetico che avviene in un sistema in base al secondo principio della termodinamica e al fatto che in ogni trasformazione fisica non tutta l’energia che si trova nel sistema iniziale e costituisce il corpo iniziale si trasfonde e si ritrova nel sistema e nel corpo finale. Infatti, una parte dell’energia è assorbita nel lavoro (necessario per la trasformazione) e si disperde in calore. Un esempio eclatante è dato dalle lampadine ad incandescenza nelle quali non tutta l’energia elettrica utilizzata si trasforma in luce (utile) ma una parte si disperde in calore. (inutile per l’illuminazione).

Il principio di entropia, affermato inizialmente dal fisico e matematico tedesco Clausius, porta a concludere che, da ultimo, non essendovi più energia-calore da trasformare in lavoro necessario per i processi fisici di trasformazione, l’universo finirà per morte termica.

Il principio di sintropia afferma che l’entropia è strettamente relativa all’interno di ogni singolo sistema; e che l’universo e ogni sistema vivente non possono morire in quanto, a fronte dell’entropia che opera in quel sistema, vi è un processo opposto di reintegrazione energetica per un apporto di nuova energia proveniente o assunta dall’esterno del sistema. Un esempio eclatante è dato dal metabolismo degli organismi viventi nei quali a fronte del catabolismo che porta al consumo e alla distruzione di tessuti organici da parte dell’organismo per poter vivere vi è l’anabolismo, che ricostituisce questi tessuti attraverso l’assunzione di cibo, cioè di sostanze prese dall’esterno. Il principio di sintropia è stato affermato per primo dal fisico e matematico italiano Luigi Fantappié ed è stato poi ripreso e portato avanti con contributi autonomi da diversi altri studiosi, tra cui Salvatore Arcidiacono e Leonardo Sinisgalli.