Ultimo aggiornamento 12/02/2012  

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L'Universo Olografico di David Bohm

 

Secondo il libro di Bohm "Universo, mente e materia", nell'universo esisterebbero due forme di manifestazioni della realtà e quindi due sue forme di organizzazione attraverso:

  • un ordine implicito (implicate order), non direttamente visibile e che egli paragona ad un ologramma nel quale la struttura complessiva si rispecchia in quella di ogni singola parte presa in esame (sebbene con una "risoluzione" via via più bassa in relazione alle dimensioni della parte)
  • un ordine esplicito (explicate order) che è ciò che realmente osserviamo; quest'ultimo sarebbe il risultato dell'interpretazione che il nostro cervello ci offre delle onde (o pattern) d'interferenza, che compongono l'universo.

Secondo tale ipotesi non é più valido il principio di località, ovvero il principio secondo cui oggetti distanti tra loro non interferiscono l'un l'altro. Poiché Bohm riteneva che l'universo fosse un sistema dinamico e quindi in continuo movimento,  preferì sostituire il termine "ologramma" con quello  di Olomovimento.

Dopo l'esperimento di Alain Aspect del 1982 che rivelò una comunicazione istantanea fra fotoni a distanze infinitamente grandi, Bohm, che si era già confrontato con lo stesso problema durante la sua riformulazione del paradosso di Einstein-Podolsky-Rosen, ribadì come non vi fosse alcuna propagazione di segnale a velocità superiori a quella della luce, bensì che si trattasse di un fenomeno non riconducibile a misurazione spazio-temporale. Il legame tra fotoni nati da una stessa particella sarebbe quindi dovuto all'esistenza di un insieme di variabili nascoste che formano un ordine delle cose che noi normalmente non percepiamo, nel quale ogni cosa (particella) non è da considerarsi come separata o "autonoma", bensì come facente parte di un ordine atemporale e aspaziale universale, cioè l'Olomovimento.

Interessante é il commento di Piergiorgioo Oddifredi che commenta così il pensiero di Bohm: "Nella terminologia di Schrödinger, Bohm sembra suggerire che l'ordine esplicato si apprende coscientemente, mentre l'ordine implicato si conosce inconsciamente: la coscienza ci rende dunque vittime di un'illusione, facendoci concentrare sugli aspetti più superficiali e frammentati della realtà, e distraendoci da quelli più profondi e unitari. Più precisamente, badando solo alle increspature che costituiscono la realtà manifesta (nel senso letterale di ``toccabile con mano'', cioè tangibile), sia materiale che mentale, perdiamo di vista l'oceano stesso, a cui diamo rispettivamente i nomi di vuoto e inconscio . In accordo con le moderne teorie sia fisiche che psichiche, questi sarebbero bacini di energia di cui noi percepiamo non l'intensità assoluta ma solo le variazioni. E lo stesso universo potrebbe non essere altro che una gigantesca onda momentanea e fortuita, forse solo una fra tante, il cui rifrangersi noi chiamiamo storia cosmica."